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Cupio #02: Orbeatize / Boxes of Toys

a cura di Damiano Rizzo

Cesare Barbetta è nato nel 1977, colleziona vinili, CD e cassette dal 1989, gestisce il blog / miniera Boxes Of Toys (vera mecca per appassionati e onnivori musicali) e dal 2017 ha creato la label Orbeatize, focalizzata sulla ristampa di oscure registrazioni “weird” del passato.

“Phisically slim, musically fat due to a multi-genre abnormal nutrition”.

1 – Le passioni si coltivano col tempo, possono essere veicolate dal contesto sociale-familiare, dal sapere altrui oppure in maniera del tutto autonoma; sapresti tracciare il processo graduale delle tue esperienze legate al mondo delle musica e del collezionismo?

Tutto è iniziato in maniera del tutto autonoma quando avevo 11 anni: era la fine degli anni ’80 e mio padre decise di acquistare una parabola (all’epoca costosissima e con motorino delicatissimo di rotazione alla ricerca dei pochi segnali satellitari) con tv e registratore vhs di ultima generazione. Iniziai quindi a programmare e registrare trasmissioni, charts e video musicali, principalmente da MTV, e poi a duplicare e riascoltare a manetta col rewind i brani che più mi colpivano e di qualsiasi genere (Rap, Grunge, Indie, Dance, House, Soul, Funk, Acid, Psychedelic, Classic & Hard Rock…).
Poi sono arrivati in casa i primi CD (“Batman” di Prince fu un regalo per il mio compleanno nel 1989). Il collezionare solo ed esclusivamente CD è andato avanti per quasi 20 anni, fino a quando ho conosciuto i primi grandi amici-collezionisti che mi hanno aperto nuovi orizzonti sul fronte “vinile”. All’inizio pensavo che fosse impossibile, ma in pochi anni la mia collezione di vinili ha superato di gran lunga quella di CD.
Negli ultimi anni è poi sopraggiunta anche la collezione di “rarità su musicassetta”, cioè di registrazioni effettuate all’epoca solo ed esclusivamente su formato musicassetta: alcune pubblicazioni della mia label Orbeatize hanno origine da questo tipo di registrazioni.

2 – Un istinto primigenio, un irrefrenabile sete di conoscenza oppure mero horror vacui; consideri il tuo studio / digging come una compulsiva ricerca della rarità dell’oggetto in se oppure come un’indagine su nuovi suoni da proporre al mai sazio condotto “uditivo-emotivo”?

Un irrefrenabile istinto mosso da un’insaziabile sete di conoscenza, un vivere emozioni talmente forti durante l’ascolto di nuovi suoni da generare ogni volta sempre più carburante per nuove ulteriori ricerche/scoperte, un’incessante sfida a procurare nutrimento sempre migliore qualitativamente per il proprio orecchio, un continuo stupore nello scoprire (e riscoprire) le meraviglie della creatività artistico-musicale di una razza umana (black and white) su una briciola infinitesimale di pianeta chiamato Terra. In poche parole: una droga.

3 – Dove tieni i tuoi dischi e come sono organizzati? Ordine alfabetico, cronologico o divisi per genere?

Ho fatto costruire delle librerie-scaffali ad hoc e in legno, su un piano della mia abitazione adibito solo a Musica (per la rassegnazione della mia famiglia). Purtroppo sono al momento organizzati per “ordine cronologico di acquisto”, ossia solo io saprei “dove trovare cosa”; ma la mia memoria sta iniziando a dare allarmanti segni di cedimento, schiacciata dall’affluenza continua di nuovi arrivi sia di vinili che di musicassette. Pertanto c’è il rischio di non ricordare più un acquisto già fatto e/o di ritrovarsi con doppioni di rarità.

4 – Oggigiorno il mercato musicale è innegabilmente mutato con l’avvento di una piattaforma come Discogs. Ti ritieni un nostalgico oppure vedi di buon grado le nuove tendenze di consumo?

Discogs è uno strumento molto potente che, combinato con piattaforme di ascolto (YouTube, Soundcloud ecc.) e motori di ricerca, dà in pochi secondi risultati che in passato richiedevano ore e giorni o addirittura intere settimane di dura ricerca e di lavoro stacanovista. Il rischio grosso che temo, e appuro spesso nel livello qualitativo della musica attuale, è che tali nuove tendenze possano “far adagiare” l’essere umano terrestre, rendendolo pigro e poco propenso a ricercare qualità o ad alzare l’asticella qualitativa delle produzioni: tale adagiarsi, nel medio-lungo periodo, porterebbe quasi automaticamente a una profonda crisi regressiva (non solo artistico-musicale). Dal lato produttori: mi auguro che possano aprire di più la mente ascoltando musica di qualità e soprattutto multi-genere, in modo da rendere la loro musica meno monòtona (e monotòna) possibile. Bastano pochi secondi per capire la profondità creativo-culturale di un artista/produttore e spesso ahimè resto profondamente deluso e amareggiato da produzioni (sprechi) attuali.

5 – Quali sono i tuoi record store, digging spots e quali le tue città preferite per la ricerca vinilica?

A causa del lavoro nell’impresa di famiglia (che nulla ha a che vedere con la musica), ho zero tempo a disposizione nel digging fisico e cerco di ritagliarmi del tempo la sera e nel weekend col digging in rete. Durante gli anni universitari a Roma frequentavo quotidianamente Messaggerie Musicali, Ricordi, Discoteca Laziale, Rinascente, L’Orso Buddy, Dee Jay Mix, Disfunzioni Musicali, Goody Music. Ci trascorrevo così tante ore consecutive che non di rado mi scambiavano per un addetto interno alle vendite e mi chiedevano indicazioni o consigli musicali. Per fortuna (del mio collezionismo) e per sfortuna (del mio portafoglio) ricevo puntualmente email o WhatsApp o newsletter da collezionisti / amici / diggers / produttori / DJ / seller che ho conosciuto nei miei 30 anni circa di collezionismo e che hanno dato risposta a uno degli interrogativi che più mi assillava da tempo: “come mai non trovo i dischi che cerco? sono troppo rari o si possono trovare comunque se si entra nei canali giusti?” La risposta che ho verificato è: “si trovano molto spesso solo con le connection e i canali giusti”.

6 – Raccontaci il tuo modus-operandi una volta entrato in un negozio di dischi.

Controlli a campione nei primi minuti sui dischi presenti; successiva osservazione del proprietario-gestore del negozio e delle eventuali risposte (prezzi, consigli) che dà ad altri clienti. Se poi il negozio supera quei test preliminari, allora ci posso anche trascorrere una intera giornata.

7 – L’artwork sicuramente gioca un ruolo decisivo, ma non sempre dietro un accattivante illustrazione e / o foto si nasconde un buon album: quali sono le altre peculiarità che possono colpirti di un disco? 

Credits e line-up degli artisti coinvolti. Un buon collezionista non può non conoscere o ricordare i nomi di bravi musicisti-artisti-produttori e deve tenersi costantemente aggiornato sui nomi nuovi emergenti. In poche parole: un lavoraccio.

8 – Ti avvali di una want-list dettagliata? Ci sono dei dischi elusivi che continuano a sfuggire al tuo radar?

Ho due want-list: quella Discogs (pubblica) e quella (privata) di dischi non presenti su Discogs; quest’ultimi continuano a sfuggire dal mio personale radar.

9 – Quali sono stati i tuoi migliori colpi di fortuna in termini di digging? Quali i mancati?

Comprai un blocco corposo di sonorizzazioni rarissime italiane, in condizioni mint, da un venditore abituale di Portaportese al prezzo di 30€ a disco (ma ne valgano tuttora almeno 30 volte tanto). I dischi che mi sono lasciato sfuggire a poco prezzo li ho poi aggiunti ugualmente in collezione, ma pagandoli a caro prezzo (revenge spending).

10 – Oltre al classico LP / 12″ qual è il tuo formato preferito (cassetta, CD, 7″, 10″, reel-to-reel, flexy-disc ecc) e per quale motivo?

Prediligo oggi LP/12″ per motivi di qualità audio del supporto e musicassette per motivi di rarità di cui ho parlato prima.

11 – Nel corso degli anni avrai sicuramente esteso una fitta rete di conoscenze tra vinyl junkies e collectors; quali tra questi i più ammirati / rispettati?

Simone, Valerio, Dan, Charles, Sebastian, Andrea, Evan, Karsten, Joerg, Eiji, Donovan, Warren, Kevin, Fred, Jed, Aaron.

12 – Immanenza: 5 album che rappresentano l’essenza del tuo suono ideale.

È dura limitare la scelta a 5 dischi, ma facendomi violenza:

  • Smashing Pumpkins “Mellon Collie and the Infinite Sadness”
  • Daft Punk “Homework”
  • Litoz Dansco “Ostinazioni Piccola Serie Ritmica”
  • Blur “Modern Life Is Rubbish”
  • Bentley Rhythm Ace “For Your Ears Only”.

13 – Trascendenza: 5 album atemporali che tratteggiano le forme del suono “altro”.

Dura anche qui, ci provo:

  • Conrad Praetzel “Paleo Music”
  • Georges Rodi “Space”
  • Enzo Carella “Vocazione”
  • Wolfgang R. Kubizek “Deine Farben”
  • Markus Stockhausen Jasper Van’t Hof “Aqua Sansa”

14 – In termini di “mission” ritieni Orbeatize la logica prosecuzione di Boxes Of Toys? Quali saranno le prossime uscite?

Orbeatize è nata come valvola di sfogo di Boxes Of Toys, una concretizzazione fisico-tangibile-commerciale di una passione che dura e cresce da 30 anni. Prossime uscite: vari album inediti di Ernst Thoma, del gruppo Weltklang, Musica Fatta In Casa di Enrico Serotti, e poi Peter Frohmader, Dana Andrew Rath, Roland Barker.

15 – Salutaci con i tuoi due ultimi acquisti. Buona ricerca.

Da un anno ho scoperto la miniera “South Africa” e sto facendo luce tramite Boxes Of Toys su gemme artistiche dell’era apartheid. La censura effettuata all’epoca si sta perpetuando fino a oggi: ricevo messaggi minatori da collezionisti di musica sudafricana con richiesta di rimuovere post e relative info. Ciò mi sta lasciando esterrefatto.