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Eros e potere. Tra psicologia e contemporaneità

Per muoversi in maniera consapevole fra gli interstizi del reale è necessario decostruire, smascherare, trascendere le forme dell’apparenza e individuarne la natura più profonda.

di Alessio Giovagnoni

Addentrandoci nell’analisi psicologica e filosofica degli istinti umani, ci imbattiamo nell’esistenza di un conflitto immortale fra questi e la struttura sociale. Quotidianamente si combatte uno scontro fra due grandi forze: una rivoluzionaria e dirompente, l’altra conservatrice e repressiva; una che mira a destabilizzare l’ordine costituito, l’altra che lotta per dominare e perpetuarsi. Il passaggio dallo stato di natura allo stato di diritto segna la nascita della società civile e l’inevitabile repressione degli istinti umani che mal si accorderebbero con forme di collettività regolamentate dalla legge. Il potere che nasce simultaneamente alle società escogita strategie di dominio sull’essere umano col fine di riprodursi e mantenere lo status quo. Il potere assume svariate forme e tende a evolversi in corrispondenza al mutamento sociale, culturale e tecnologico.

Molti studiosi hanno analizzato le variazioni del potere nella storia, arrivando ad affermare che esso sarebbe passato dall’essere disciplinare, cioè che agisce per mezzo di divieti, coercizione e violenza manifesta, all’essere intelligente, cioè benevolo, permissivo e addirittura gratificante. Per essere efficace nella società ipertecnologica, il domino deve eludere l’individuo, insinuandosi nella sua sfera psicologica e dandogli l’impressione di vivere uno stato di benessere e di libertà.

Gli istinti umani si pongono in netta opposizione rispetto al potere. Essi rappresentano un carattere arcaico che rifiuta qualsiasi tipo di legge basata sulla morale, sul pudore e sul buon costume. L’Eros in particolare è energia libidica esplosiva e irrazionale che non si limita al semplice atto sessuale, ma si propaga sul corpo e sull’ambiente circostante. L’Eros è personalità erotica in grado di scontrarsi e infrangere le mura dell’ordine costituito, restituendo all’individuo la sua natura primordiale, libera dalle restrizioni della società.

Per Freud gli istinti umani sono inconciliabili con l’esistenza di una società civile; per questo motivo essi sono stati inseriti in un circuito repressivo che contribuisce al rafforzamento della società stessa. La sublimazione è il processo attraverso il quale l’energia libidica dell’Eros viene indirizzata verso sfere della quotidianità estranee all’erotismo. La partecipazione al processo produttivo, il consumo, la carriera e l’attività fisica, ad esempio, sono attività del tutto innocue attraverso le quali l’individuo sprigiona parte della propria energia libidica, contribuendo al rafforzamento della società. L’atto sessuale (genitale) non comporta una emanazione totale dell’Eros. Esso non corrisponde assolutamente alla liberazione degli istinti e delle pulsioni sessuali ma ne rappresenta solo una parte. Per questo motivo per Freud, l’individuo vive uno stato di perenne insoddisfazione legato alla repressione dei propri istinti, che cerca di compensare con la partecipazione ad altre attività.

Il concetto di desublimazione repressiva,coniato da Herbert Marcuse nel 1964, indica la nascita di una nuova strategia del potere impiegata nella repressione dell’Eros. Per Marcuse la fantomatica rivoluzione sessuale e culturale, realizzatasi in seguito alle proteste giovanili degli anni ‘60, non ha assolutamente prodotto una liberazione dell’Eros nelle società. La caduta dei tabù, il mutamento dei costumi e delle rappresentazioni della sfera sessuale coincidono solamente con una nuova invenzione del potere intelligente, permissivo e benevolo. Secondo il filosofo, i mutamenti sociali post-Sessantotto hanno prodotto un’apparente forma di soddisfacimento degli istinti sessuali, attraverso la riduzione di certe imposizioni legate alla morale e a forme di pensiero estremamente conservatrici che caratterizzavano le società precedenti. In realtà, la sfera istintiva è stata reintrodotta in un sistema coercitivo che favorisce la riproduzione del potere. Il mondo dello spettacolo, quello pubblicitario e quello mediatico diventano quindi espressione di una fantomatica rivoluzione sessuale, rivolta a tutti gli strati del tessuto sociale, che si rende manifesta nella trasmissione di messaggi espliciti, immagini disinibite e slogan ammiccanti. Anche il modo di vivere e pensare la sessualità da parte degli individui diventa maggiormente libero e privo di vincoli, favorendo la nascita di un immaginario paradisiaco in cui il bigottismo della società sembra finalmente essere stato sconfitto. La liberazione viene quindi controllata e amministrata dal potere e dai suoi tentacoli. Si entra in un sistema caratterizzato da uno stato di apparente libertà che riduce fortemente il conflitto fra l’umano e il potere, fra l’istinto e la civiltà. L’Eros non si libera ma il conflitto si annichilisce: nel momento in cui la repressione viene ridimensionata, le tensioni si riducono e la potenza rivoluzionaria dell’individuo tende a scomparire.

“Il porno ha a che fare con la nuda vita esposta. È antagonista dell’Eros. Annienta la stessa sessualità. Sotto questo aspetto, il porno è persino più efficace della morale. La sessualità non dilegua nella sublimazione, nella repressione e nella morale, è molto più certo il suo dileguare nel più sessuale del sessuale: il porno.”

I concetti qui espressi vogliono indurre il lettore ad analizzare criticamente la società ipertecnologica. In particolare, il concetto di desublimazione repressiva può aiutare a leggere in maniera approfondita la realtà quotidiana nella quale tutto sembra ormai concesso, disponibile e visibile. La possibilità di accesso a una mole massiccia di informazioni e immagini, la caduta di forme di censura repressive e bigotte, l’estrema libertà d’espressione non rappresentano necessariamente una liberazione dell’essere umano, ma sono dinamiche spesso introdotte all’interno di nuovi sistemi di controllo. Le forme del potere sono come le vie del signore: infinite.